martedì 18 novembre 2008

Ricordo personale di Don Sandro Maggiolini

Ho incontrato don Sandro poco più di due mesi fa, prima che le sue già gravi condizioni di salute si complicassero ancor di più. Non dovevi far fatica per incontrarlo. Bastava una breve visita in Duomo. Semplicemente curiosare fra i confessionali. Io l’ho trovato la, alla destra dell’altare maggiore, in attesa di perdonare i peccati in nome di Dio. Ricordo ancora il suo sguardo, dolce e caritatevole. Ricordo anche come è riuscito ad anticiparmi. Prima ancora che gli rivolgessi il saluto, mi chiedeva cosa stesse cercando quell’anima inquieta. E così mi sono avvicinato, e gli ho porto il mio deferente saluto. Mi diceva che ogni giorno, ogni pomeriggio, dalle 15 alle 18 si sedeva nel suo confessionale per incontrare i fedeli, per offrire loro la possibilità di purificare la propria anima, sgravandola dal peso dei peccati. Tutto ciò lo rendeva felice perché, mi ha detto, lo riportava pienamente tra la gente, a svolgere la missione di sacerdote. Don Sandro, non “Sua Eccellenza Reverendissima” Mons. Alessandro Maggiolini già Vescovo della diocesi di Como. Ho sempre provato simpatia per quell’uomo, e anche molta ammirazione, ma certi suoi comportamenti non li ho mai capiti. E non ho perso l’occasione di porgli domande. Tutto in quel pomeriggio. Il discorso cadde sulla crisi della Chiesa, e su quel libro da lui stesso scritto dal titolo “fine della cristianità”. Una crisi di valori, che attanaglia la società, sempre più attenta a stereotipi appariscenti, futili, al materiale, piuttosto che al trascendente. Un contesto sociale più alla ricerca del conseguimento del piacere sensoriale, a scapito della felicità. Ci trovammo concordi anche in questo. Riconobbe anche lui l’azione devastatrice del principe delle tenebre e dei regni della terra. Insomma, l’opera di satana, anche per don Sandro era a buon punto. Provavo una sorta di gioia, di fierezza. Mi rendevo conto di essere in sintonia con un sacerdote attento ai cambiamenti di quella massa di uomini un po’ pazza e spesso ingestibile chiamata società umana. Mi sono sentito un po’ meno basso, a livello intellettivo, di quanto a tutt’oggi sono. Don Sandro non tralasciò il fondamentale aspetto della perdita della Fede, del travisamento del messaggio Divino di Nostro Signore Gesù Cristo, dovuta forse al confino nella sfera privata della pratica quotidiana del cattolicesimo. Da stile di vita per giungere alla salvezza, a consigli psichiatrici per vivere meglio, come lo yoga, il tai chi o il libro del cristiano recuperato Carlo Nesti, che coi suggerimenti di Gesù afferma di vivere meglio questa vita terrena.
E poi il problema della società multiculturale, l’invasione islamica, la difficoltà forte di potere dialogare con questo pensiero, per motivi di ordine quotidiano, che, spesso e volentieri sfociano nella cronaca ordinaria di tutti i giorni. E qui non mi sono potuto voltare, non potevo fare più un passo indietro. Pena : cadere nell’ipocrisia. E non me lo potevo permettere. Chiesi a don Sandro di riflettere sulle colpe del clero, sulle eresie emerse dal concilio vaticano II. Come poteva condannare l’islam sulla base del documento conciliare nostra aetate? O l’uno o l’altro. O con Paolo VI o con il magistero bi millenario della Chiesa. O con Lepanto o con l’ecumenismo montiniano e l’Assisi di wojtiliana memoria. Non se l’aspettava un colpo così don Sandro, e probabilmente non se lo meritava, ma gli era dovuto. Parlammo della liturgia, di quella Santissima ed unica Messa codificata a Trento nel 1570 e dichiarata immutabile, pena l’anatema, che venne forzatamente quasi cancellata dal concilio e dalla successiva riforma del messale richiesta da papa Montini ed eseguita da mons. Bugnini. Una liturgia che si distanzia in modo impressionante dal cattolicesimo, ebbero a dire i cardinali Bacci ed Ottaviani nel loro documento intitolato “Breve esame critico del novus ordo missae”, redatto dal domenicano padre Guerard de Lauriers, che perse il posto di docente alla Pontificia università lateranense anche per questo, una messa che nonostante la parziale riabilitazione di Benedetto XVI ancora oggi viene osteggiata sul territorio da tantissimi vescovi, tra i quali il suo successore, stimato don Sandro. Egli mi rispose laconicamente, mi disse che “molte cose che vengono dalla Chiesa gli facevano schifo”, ma che quando era vescovo, pose sempre vincoli ben precisi a chi gli chiedeva di celebrare l’antico rito di San Pio V, i cardini della dignità e della precisione, per non offendere quella sacra liturgia. Mi fece gioire saperlo non contrario a questo, mi addolorò il fatto di non averglielo potuto chiedere prima. Chissà, oggi a Como avremmo potuto avere anche noi cattolici la vera messa, senza peregrinare macinando chilometri. Un altro rimpianto mi attanaglia: quello di non avergli potuto confessare i miei peccati. Ho conosciuto il teologo, ma mi sono perso il sacerdote. E per un cattolico questo è un brutto colpo. Arrivederci Don Sandro, vi ho affidato alla Madonna dei Miracoli di Morbio e a quella di San Giorgio in Como, ove è sepolto un vostro grande predecessore a lei devoto: Monsignor Alfonso Archi. Anche a Lui ho chiesto di accompagnarvi alla Cattedra di Nostro Signore Gesù Cristo.

1 commento:

Lorenzo Bertolucci ha detto...

Ma come non ci importa nulla del tuo blog?! Io ogni settimana andavo a controllare se c'era qualche novità.... Grande Roby continua così!! Ps: un consiglio?! Qualche "modulo" in meno.