Anni fa, credo ancora durante la penultima esperienza governativa, Silvio Berlusconi ebbe a dire, a proposito della litigiosità della sua coalizione, litigiosità spesso provocata ed acuita da un partito che non è più-finalmente- in una maggioranza di governo, che se i cittadini italiani avessero dato a lui il 50% più uno dei consensi, il problema sarebbe stato risolto. Delirio di onnipotenza, avrà detto qualcuno. Poco tempo fa il popolo lo ha accontentato. Speriamo non ci deluda.
Da qualche ora c'è un governo, composto da BEN 21 ministri, come narra nella sua versione online il quotidiano di Antonio Gramsci tanto caro ai compagni trasformisti. Il defunto- per fortuna- governo Prodi ne contava solo quattro in più. Berlusconi vien già meno alle sue promesse, da gran contaballe qual'è. Ecco cosa potrebbe celarsi dietro quell'avverbio- BEN-
Effettivamente un dubbio viene: che non sia cambiato nulla ancora prima di iniziare?
Ecco la lista dei ministri del governo Prodi II:
Ministri senza portafoglio
Affari Regionali e Autonomie Locali
Ministro: Linda Lanzillotta
Attuazione del programma di Governo
Ministro: Giulio Santagata
Riforme e Innovazioni nella pubblica amministrazione
Ministro: Luigi Nicolais
Diritti e pari opportunità
Ministro: Barbara Pollastrini
Politiche europee
Ministro: Emma Bonino
Rapporti con il Parlamento e Riforme istituzionali
Ministro: Vannino Chiti
Politiche per la famiglia
Ministro: Rosy Bindi
Politiche Giovanili e Attività sportive
Ministro: Giovanna Melandri
Totale Ministri SENZA PORTAFOGLIO (Che non ha autonomia di spesa): 8-OTTO-
I ministri con portafoglio del governo Prodi II:
Affari Esteri
Ministro: Massimo D'Alema
Interno
Ministro: Giuliano Amato
Giustizia
Ministro: Luigi Scotti (dal 07/02/2008; Romano Prodi ad interim dal 17/01/2008 al 07/02/2008; Clemente Mastella dal 17/05/2006 al 17/01/2008)
Economia e Finanze
Ministro: Tommaso Padoa Schioppa
Sviluppo economico
Ministro: Pierluigi Bersani
Università e Ricerca
Ministro: Fabio Mussi
Istruzione
Ministro: Beppe Fioroni
Commercio internazionale
Ministro: Emma Bonino
Lavoro e Previdenza sociale
Ministro: Cesare Damiano
Solidarietà sociale
Ministro: Paolo Ferrero
Difesa
Ministro: Arturo Parisi
Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
Ministro: Paolo De Castro
Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare
Ministro: Alfonso Pecoraro Scanio
Infrastrutture
Ministro: Antonio Di Pietro
Trasporti
Ministro: Alessandro Bianchi
Salute
Ministro: Livia Turco
Beni e Attività Culturali
Ministro: Francesco Rutelli
Comunicazioni
Ministro: Paolo Gentiloni
Totale Ministri con portafoglio(quelli che hanno l'autonomia di bilancio e quindi di spesa): 18- DICIOTTO-
Ecco ora la lista dei Ministri del quarto governo Berlusconi:
Ministri senza portafoglio:
Riforme: Umberto Bossi;
Semplificazione: Roberto Calderoli;
Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi;
Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi;
Pari Opportunità: Mara Carfagna;
Affari regionali: Raffaele Fitto;
Politiche giovanili: Giorgia Meloni;
Rapporti con parlamento: Elio Vito;
Innovazione: Renato Brunetta.
Totale Ministri senza portafoglio governo Berlusconi IV: 9 -NOVE-
Ministri con portafoglio:
Esteri: Franco Frattini;
Interno: Roberto Maroni;
Giustizia: Angelino Alfano;
Economia: Giulio Tremonti;
Difesa: Ignazio La Russa;
Sviluppo economico: Claudio Scajola;
Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini;
Politiche agricole: Luca Zaia;
Ambiente: Stefania Prestigiacomo;
Infrastrutture: Altero Matteoli;
Welfare: Maurizio Sacconi;
Beni culturali: Sandro Bondi.
Totale Ministri con Portafoglio governo Berlusconi IV: 12 -DODICI-
Dunque, ricapitolando:
il governo Berlusconi vince il duello col precedente per quanto riguarda il numero dei ministri che non possono spendere 9-NOVE-a 8- OTTO.
Lo stesso governo perde il confronto con l'esecutivo Prodi per quanto riguarda i ministeri che possono spendere denaro Pubblico: "Mortadella" ne aveva 18-DICIOTTO- il Cavaliere 12 -DODICI-
Siamo sicuri che l'avverbio BEN
sia stato usato correttamente in questo contesto, cari giornalisti dell'unità? Forza e coraggio, non perdetevi d'animo cari compagni. Magari mi smentirete domani dopo la distribuzione delle poltrone viceministeriali e di sottosegretario. E ci direte che l'avevate previsto, che avevate avvertito il popolo che la democrazia era in pericolo. E che ora lo è più che mai. Per il momento vi siete messi in evidenza, ancora, per aver distorto la realtà dei fatti.
E vi chiedete perché la gente vi ha voltato le spalle???
mercoledì 7 maggio 2008
lunedì 5 maggio 2008
Oggi 5 maggio: una ricorrenza grande.

Seguendo un costume ben diffuso, gli umani ricordano sovente eventi inutili omettendo ricorrenze grandi. Evocando il cinque maggio, alcuni rammentano manzoni e napoleone buonaparte, la massa lo scudetto perso dall'inter nel 2002 a vantaggio della Juve, pochi la morte di un uomo che lo Spirito Santo ha posto sul soglio di Pietro, per difenderci dall'islam.
Oggi ricordiamo la memoria di Antonio Michele Ghislieri, San Pio V, il Papa di Lepanto, il Pontefice che codificò la vera Messa secondo il concilio di Trento.
Che ne è oggi dei suoi insegnamenti?
SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE
Lotta contro l'eresia.
Tutta la vita di Pio V è stata una lotta. Nei tempi agitati in cui ebbe a reggere la Chiesa, l'errore aveva invaso una grande porzione della cristianità e ne minacciava il resto. Astuto e accomodante nei luoghi ove non poteva sviluppare la sua audacia, esso agognava all'Italia; la sua ambizione sacrilega era di rovesciare la cattedra apostolica, e di trascinare senza scampo tutto il mondo cristiano nelle tenebre dell'eresia. Pio difese tutta la penisola minacciata con una dedizione inviolabile. Anche prima di essere innalzato agli onori del supremo Pontificato, espose spesso la sua vita per strappare le città alla seduzione. Imitatore fedele di Pietro Martire, non lo si vide mai indietreggiare di fronte al pericolo; e gli emissari dell'eresia ovunque fuggirono al suo avvicinarsi.
Elevato alla cattedra di san Pietro, seppe infondere nei novatori un terrore salutare, risollevò il coraggio dei sovrani dell'Italia e, con moderato rigore, riuscì a rigettare al di là delle Alpi il flagello che avrebbe trascinato l'Europa alla distruzione del cristianesimo, se gli Stati del Mezzogiorno non vi avessero opposto una barriera invincibile. L'eresia si arrestò. Da allora il protestantesimo, ridotto a logorar se stesso, dette spettacolo di quella anarchia di dottrine che avrebbe portato alla desolazione il mondo intero, senza la vigilanza del Pastore che, sostenendo con indomabile zelo i difensori della verità in tutti gli stati ove essa regnava ancora, si oppose, come una parete di bronzo, al dilagarsi dell'errore nelle contrade ove comandava da padrone.
... contro l'Islam.
Un altro nemico, approfittando delle divisioni religiose dell'Occidente, minaccia l'Europa in quei medesimi giorni; e l'Italia era destinata ad essere la prima preda. Uscita dal Bosforo, la flotta ottomana, si dirige contro la cristianità; sarebbe la fine, se l'energico Pontefice non vegliasse sulla salvezza di tutti. Getta l'allarme, chiama alle armi i prìncipi cristiani. L'Impero e la Francia, lacerate dalle fazioni che l'eresia vi ha generato, odono l'appello, ma restano immobili; la Spagna sola, con Venezia e la piccola flotta papale, rispondono alle istanze del Pontefice, e, ben presto la Croce e la mezzaluna si trovano di fronte nel golfo di Lepanto. La preghiera di Pio decide la vittoria in favore dei cristiani, le cui forze sono di molto inferiori a quelle dei Turchi. Noi ritroviamo questa felice memoria in ottobre, per la festa della Madonna del Rosario. Ma oggi bisogna ricordare la rivelazione fatta dal Santo Pontefice, la sera della grande giornata del 7 ottobre 1571. Dalle sei del mattino, fino all'approssimarsi della notte, la battaglia si svolse tra la flotta cristiana e quella musulmana. Improvvisamente, il Pontefice, spinto da un divino impulso, guarda fisso il cielo, resta in silenzio qualche istante, poi, volgendosi verso le persone presenti, dice loro: "Ringraziamo Iddio: la vittoria è dei cristiani". Ben presto la notizia giunse a Roma, ed in tutta la cristianità non si tardò a conoscere che ancora una volta il Papa aveva salvato l'Europa. La disfatta di Lepanto portò alla potenza ottomana un terribile colpo, dal quale non si risollevò mai più: l'era della sua decadenza data da quel giorno famoso.
Il riformatore.
L'opera di san Pio V per la rigenerazione del costume cristiano, per fissare la disciplina del concilio di Trento, per la pubblicazione del Breviario e del Messale sottoposti a riforma, ha fatto del suo pontificato, durato sei anni, una delle epoche maggiormente feconde della storia della Chiesa. Più d'una volta i protestanti si sono inchinati con ammirazione di fronte a questo avversario della loro pretesa riforma. "Mi meraviglio, diceva Bacone, che la Chiesa Romana non abbia ancora canonizzato quest'uomo illustre". Ed effettivamente Pio V non fu annoverato nel numero dei Santi che circa centotrent'anni dopo la sua morte, ciò che dimostra quanto sia grande l'imparzialità della Chiesa Romana nel rendere gli onori dell'apoteosi anche quando si tratta dei suoi capi maggiormente venerati.
I miracoli.
La gloria dei miracoli incoronò fin da questo mondo il santo Pontefice; ricorderemo qui due dei suoi prodigi più popolari. Un giorno, traversando insieme all'ambasciatore di Polonia la piazza del Vaticano, che si estende su quell'area dove una volta fu il circo di Nerone, si sente preso di entusiasmo per la gloria ed il coraggio dei martiri che ebbero a soffrire in quello stesso luogo, durante la prima persecuzione. Egli allora si china e raccoglie un pugno di polvere da quel campo di tormenti, calpestato da tante generazioni di fedeli, dopo la pace di Costantino. Versa quella polvere in una bianca tela che gli presenta l'ambasciatore; ma quando questo, rientrato a casa sua, fa per aprirlo, lo trova impregnato di un sangue vermiglio, che si sarebbe detto essere stato versato in quello stesso istante: la polvere era sparita. La fede del Pontefice aveva evocato il sangue dei martiri, e questo riappariva al suo richiamo per attestare, di fronte all'eresia, che la Chiesa Romana, nel XVI secolo, era sempre la stessa, per la quale quegli eroi, al tempo di Nerone, avevano dato la loro vita.
La perfidia degli eretici tentò più di una volta di metter fine ad una vita che lasciava senza speranza di successo i loro progetti per la conquista dell'Italia. Con uno stratagemma, tanto vile quanto sacrilego, assecondati da un odioso tradimento, essi impregnarono di un sottile veleno i piedi del Crocifisso che il santo Pontefice aveva nel suo oratorio, e sul quale spesso poggiava le sue labbra. Pio V, nel fervore della preghiera, si apprestava a dare questo segno di amore, per mezzo della sua sacra immagine, al Salvatore degli uomini; ma d'un tratto, o prodigio! i piedi del Crocifisso si staccarono dalla croce e sembravano sfuggire ai rispettosi baci del vegliardo. Pio V comprese, allora, che la malvagità dei nemici aveva voluto trasformare per lui in strumento di morte anche quel legno che ci aveva reso la vita.
Un ultimo avvenimento incoraggiò i fedeli, secondo l'esempio del grande Pontefice, a coltivare la santa Liturgia durante il tempo dell'anno in cui siamo. Sul letto di morte, gettando un estremo sguardo verso la Chiesa della terra, che abbandonava per quella del cielo, e volendo implorare ancora, per l'ultima volta, la bontà divina in favore di quel gregge che lasciava esposto a tanti pericoli, recitò con voce quasi spenta, questa strofa degli inni del tempo pasquale: "Creatore degli uomini, degnatevi in questi giorni colmi delle gioie della Pasqua, preservare il vostro popolo dagli assalti della morte". Terminate queste parole, si addormentò placidamente.
VITA. - Michele Ghislieri nacque nel 1504, nella diocesi di Tortona. Entrato a 14 anni nell'Ordine dei Predicatori, fu mandato all'Università di Bologna per studiarvi la Teologia, che dopo insegnò per sedici anni. Poi fu nominato Inquisitore e Commissario generale del Santo Uffizio, nel 1551: mansione che gli valse molte persecuzioni, ma gli permise anche di ricondurre numerosi eretici alla verità cattolica. Le sue virtù lo designarono pure presso Paolo IV, che lo scelse per la sede episcopale di Nepi e di Sutri, poi per il Cardinalato. Tali onori non modificarono in nulla l'austerità della sua vita, ed il 7 gennaio 1566 divenne Papa, prendendo il nome di Pio V. Egli doveva illustrare la cattedra di san Pietro per il suo zelo nella propagazione della fede, il ristabilimento della disciplina ecclesiastica e la bellezza del culto divino, come per la sua devozione alla Madonna e la carità verso i poveri. Contro i Turchi allestì la flotta, che riportò la vittoria di Lepanto; stava preparando una nuova spedizione, quando morì nel 1572. Il suo corpo fu sepolto a S. Maria Maggiore.
Lode.
Pontefice del Dio vivo, tu sei stato sulla terra "il muro di bronzo, la colonna di ferro" (Ger 1,18) di cui parla il Profeta; e la tua indomabile costanza ha preservato dalla violenza e dalle insidie dei suoi numerosi nemici il gregge che ti era stato affidato. Ben lungi dal disperare, alla vista dei pericoli il tuo coraggio s'innalzava come una diga che si costruisce sempre più alta a misura che le acque dell'inondazione arrivano più minacciose. Per mezzo tuo gl'invadenti flutti dell'eresia si sono arrestati, l'invasione musulmana è stata respinta, e abbassato l'orgoglio della Mezzaluna. Il Signore ti fece l'onore di sceglierti per rivendicare la sua gloria ed essere il liberatore del popolo cristiano; ricevi, insieme al nostro atto di riconoscenza, l'omaggio delle nostre umili felicitazioni. Pure per tuo mezzo la Chiesa, che usciva da una terribile crisi, ritrovò la sua bellezza. La vera riforma, quella che si compie attraverso l'autorità, fu applicata senza debolezze dalle tue mani, altrettanto ferme che pure. Il culto divino, rinnovato dalla pubblicazione di libri Liturgici, ti deve il suo progresso, e la sua restaurazione; e nei sei anni del tuo breve ma laborioso pontificato, molte opere assai feconde furono compiute.
Preghiera.
Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo, implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale stato ha ridotto quasi l'intera cristianità il dilagare dell'errore. Per far fronte a tutti i nemici che l'assediano, la Chiesa non ha più che le promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti assieme; non le restano più che i meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. Unisci le tue suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano l'Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l'errore per la verità, le tenebre per la luce.
In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell'albero che non può perire, affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza, in mezzo a questo dilagare dell'errore che minaccia di tutto asportare. Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli altari. Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti.
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