venerdì 25 aprile 2008


Oggi, venerdì 25 aprile, la Chiesa festeggia uno dei suoi Santi più importanti: San Marco Evangelista. Io faccio altrettanto, anche se, senza acccorgermene, oggi ho mangiato carne.

Da dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 564-570

25 APRILE

SAN MARCO, EVANGELISTA

Il Leone evangelico, che vigila avanti al trono di Dio, insieme all'Uomo, al Bue, e all'Aquila, viene oggi festeggiato dalla santa Chiesa. È il giorno che vide Marco salire dalla terra al cielo, con la fronte cinta dalla duplice aureola dell'Evangelista e del Martire.

L'evangelista.

Come i quattro profeti maggiori - Isaia, Geramia, Ezechiele e Daniele - riassumono in sé il ministero profetico in Israele, così Dio voleva che la nuova alleanza riposasse su quattro testi degni di venerazione, destinati a rivelare al mondo la vita e la dottrina del suo Figliolo incarnato. Marco è discepolo di Pietro. Il suo Vangelo è stato scritto a Roma, sotto l'ispirazione del Principe degli Apostoli. Quello di Matteo era già in uso nella Chiesa; ma i fedeli di Roma desideravano che vi fosse aggiunta la narrazione personale dell'Apostolo. Pietro non intese scriverlo di proprio pugno, ma ordinò al suo discepolo di prendere la penna; e lo Spirito Santo condusse la mano del nuovo Evangelista. Marco si attiene alla narrazione di Matteo; l'abbrevia e, nello stesso tempo, la completa. Una parola, un cenno che ne sviluppi i fatti, attestano, ad ogni pagina, che Pietro, testimone e uditore di tutto, ispirò il lavoro del discepolo. Ma il nuovo Evangelista passerà sotto silenzio, o cercherà di attenuare la colpa del suo Maestro? Ben lungi da ciò, il Vangelo di Marco sarà più duro di quelle di Matteo nel raccontare il rinnegamento dì Pietro. Vi si sente che le amare lacrime, provocate dallo sguardo di Gesù nella casa di Caifa, non avevano cessato di sgorgare. Quando il lavoro di Marco fu compiuto, Pietro lo riconobbe giusto e l'approvò, le Chiese accolsero con gioia questa seconda narrazione dei misteri svoltisi per la salvezza del mondo ed il nome di Marco divenne celebre per tutta la terra [1].

Matteo, che comincia il suo Vangelo con la genealogia umana del Figlio di Dio, aveva realizzato il tipo celestiale dell'Uomo; Marco compie quello del Leone, poiché inizia con la predicazione di Giovanni Battista, ricordando che la missione del Precursore del Messia era stata annunciata da Isaia, quando aveva parlato della voce di colui che grida nel deserto; voce del leone che scuote le solitudini col suo ruggito.

Il Missionario.

La missione apostolica cominciò per Marco dopo la stesura del suo Vangelo. Il momento era giunto in cui l'Egitto, fonte di tutti gli errori, doveva ricevere la verità; la superba Alessandria avrebbe visto sorgere, tra le sue mura, la seconda Chiesa della cristianità, la seconda cattedra di Pietro. Marco era stato destinato, dal suo maestro a compiere questa grande opera. Per mezzo della sua predicazione, la dottrina salvifica germogliò, fiorì, producendo il buon seme in questa terra infedele; e da allora l'autorità di Pietro si delineò, anche se in gradi diversi, nelle tre grandi città dell'Impero: Roma, Alessandria e Antiochia.

Il Martire.

Ma la gloria di Marco sarebbe restata incompleta se l'aureola del martirio non fosse venuta a incoronarla [2]. I successi della predicazione del santo Evangelista sollevarono contro di lui i furori dell'antica superstizione egiziana. Durante una festa a Serapide, Marco venne maltrattato dagli idolatri e gettato in una prigione. Fu lì che il risorto Signore, di cui aveva raccontato la vita e le opere, gli apparve una notte, e gli disse quelle celebri parole, che sono poi state il motto della città di Venezia "La pace sia con te, Marco, Evangelista mio"! Al che il discepolo, preso dall'emozione, non potè rispondere che: "Signore!" non trovando altre parole per esprimere la gioia e l'amore; come fece la Maddalena nel mattino di Pasqua, quando restò in silenzio, dopo avere esclamato: "Maestro"! L'indomani Marco fu immolato dai Pagani; aveva compiuta la sua missione, il ciclo si apriva a colui che avrebbe occupato ai piedi del trono dell'Antico dei giorni il posto d'onore ove il profeta di Patmos lo contemplò nella sua sublime visione (Ap 4,6-11). Nel IX secolo, la Chiesa Occidentale si arricchì delle spoglie mortali di Marco. I suoi sacri resti, fino ad allora venerati in Alessandria, furono trasportati a Venezia, che, sotto i suoi auspici, cominciò quel glorioso destino che durò mille anni. La fede in un così grande patrono, operò meraviglie in quegli isolotti ed in quelle lagune, che videro innalzarsi presto una città, altrettanto potente che magnifica. L'arte bizantina costruì l'imponente e sontuosa Chiesa che fu il palladio della regina dei mari; e la nuova repubblica incise sulle sue monete l'effige del Leone di san Marco; sarebbe stata fortunata se, più filiale verso Roma e più severa nei suoi costumi, non avesse degenerato nella dignità della condotta e nella fede dei suoi secoli di gloria!

Preghiera.

Tu sei, o Marco, il Leone misterioso attaccato, insieme con l'Uomo, col Bue e con l'Aquila, al carro sul quale il Re dei re avanza alla conquista del mondo. Fin dall'antica Alleanza, Ezechiele ti vide nel cielo, e Giovanni, il profeta della nuova Legge, ti riconobbe presso il trono di Dio. Quale gloria è la tua! Storico del Verbo fatto carne, narrasti a tutte le generazioni ciò che gli da diritto all'amore e all'adorazione degli uomini; la Chiesa s'inchina di fronte ai tuoi scritti e li dichiara ispirati dallo Spirito Santo.

Nello stesso giorno di Pasqua ti abbiamo ascoltato nel racconto che ci fai della Risurrezione del nostro Salvatore; ottienici, o Santo Evangelista, che questo mistero produca in noi tutti i suoi frutti; che il nostro cuore, come il tuo, si stringa a Gesù risorto, affinché lo seguiamo ovunque in questa nuova vita che ci ha aperto, risuscitando per primo.

Domandagli che si degni di concederci la sua pace, come la dette ai suoi Apostoli, quando apparve nel Cenacolo; come la dette anche a te, nella prigione.

Tu fosti il discepolo di Pietro; Roma si onora di averti ospitato tra le sue mura; prega adesso per il successore del tuo Maestro, per la Chiesa Romana, sbattuta dalla tempesta. Leone evangelico, implora il Leone della tribù di Giuda in favore del suo popolo; risveglialo dal suo sonno; pregalo di levarsi con la sua forza: mediante il suo solo aspetto, dissiperà tutti i nemici.

O Apostolo dell'Egitto! cosa è divenuta la tua Chiesa di Alessandria, seconda cattedra di Pietro, arrossata dal tuo sangue? Le stesse rovine sono perite. Il vento infuocato dell'eresia portò la desolazione in Egitto, e Dio, nella sua collera, tredici secoli fa, scatenò su di esso il torrente dell'islamismo. Quelle contrade, dovranno dunque rinunziare per sempre a veder brillare di nuovo la fiamma della fede, fino alla venuta del Giudice dei vivi e dei morti? L'ignoriamo; ma, in mezzo agli avvenimenti che si succedono, osiamo pregarti, o Marco, d'intercedere per quelle regioni che evangelizzasti, e dove le anime sono altrettanto devastate quanto il suolo.

Ricordati anche di Venezia, o Marco! il suo scettro è caduto, forse per sempre; ma essa è ancora abitata da quel popolo, i cui antenati si consacrarono a te. Conserva in esso la fede; accordagli la prosperità, fa' che si risollevi dalle prove avute e renda gloria a Dio.

LA PROCESSIONE DI SAN MARCO

Storia.

La giornata odierna ha un particolare interesse nei fasti della Liturgia per la celebre processione, detta di san Marco. L'appellativo, di per sé, non è esatto, perché la processione era già fissata al 25 Aprile prima dell'istituzione della festa del santo Evangelista, che, nel VI secolo, non ne aveva ancora una memoria fissa nella Chiesa romana. Il vero nome di questa Processione è di Litania Maggiore.

La parola Litania significa supplica, e si riferisce ad una processione religiosa durante la quale si eseguono alcuni canti che hanno per scopo di placare il cielo. Indica pure il grido che vi si ripete: "Signore, abbiate pietà!" che ha il medesimo significato delle due parole greche Kyrie, eleison. Più tardi fu applicato il nome di Litanie a tutto l'insieme d'invocazioni aggiunte al seguito delle due parole greche, in maniera da formare un corpo di preghiera liturgica che la Chiesa impiega in alcune circostanze importanti.

La Litania maggiore è chiamata così per distinguerla dalle Litanie minori, o processioni delle Rogazioni, istituite nella Gallia nel V secolo. Da uno scritto di san Gregorio Magno, vediamo che l'uso della Chiesa Romana era di celebrare, ogni anno, una Litania maggiore alla quale prendevano parte tutto il clero e tutto il popolo; uso già molto antico. Il santo Pontefice non fece dunque che fissare questa processione al 25 Aprile, e indicare per luogo stazionale la Basilica di S. Pietro.

Molti liturgisti hanno confuso, con la detta istituzione, le Processioni che ordinò varie volte san Gregorio durante le pubbliche calamità: sono ben distinte da quella di oggi, che era in uso già antecedentemente, ma senza data fissa. È dunque a questo giorno che è in relazione la sua determinazione fissa, e non alla solennità di san Marco, stabilita più tardi.

Se capita che il 25 Aprile cada nella settimana di Pasqua, la processione ha luogo nel giorno stesso, almeno che non sia proprio il. giorno della Risurrezione: la festa dell'Evangelista è invece rimandata dopo l'Ottava.

Si potrebbe domandare perché si scelse il 25 Aprile per indicare una Processione ed una Stazione, tutta improntata a compunzione e penitenza, in un tempo dell'anno in cui la Chiesa è immersa nelle gioie della Risurrezione del Signore.

Presso gli antichi Romani, il 25 Aprile si celebrava la festa dei Robigalia, festa che consisteva soprattutto in una processione molto popolare, che andava dalla via Flaminia al Tempio del dio Robigo. Qui si offrivano preghiere e sacrifici alla divinità affinché preservasse il grano dalla ruggine nell'epoca in cui si era, ossia quella dei geli tardivi della luna d'aprile. La Chiesa, una volta di più, sostituì l'uso pagano con una cerimonia cristiana.

Non si può fare a meno di costatare il contrasto evidente che esistette fin d'allora tra l'allegrezza dell'attuale periodo e i sentimenti di penitenza che dovevano accompagnare la Processione e la Stazione della Litania maggiore, istituite entrambe con lo scopo d'implorare la misericordia divina. Non ci lamentiamo, dunque, se, pur ricolmati da ogni specie di grazie elargiteci in questo sacro Tempo, inondati dalle gioie Pasquali, la Chiesa senta la necessità d'imporci di rientrare per qualche ora nei sentimenti di compunzione che convengono a peccatori, quali siamo. Si tratta di allontanare i flagelli che le iniquità della terra hanno meritato, di ottenere, umiliandoci e invocando l'aiuto della Madre di Dio e dei Santi, la cessazione delle malattie, la conservazione delle messi; di presentare infine alla divina giustizia un compenso per l'orgoglio, la mollezza e le ribellioni dell'uomo.

Facciamo nostri questi sentimenti, e riconosciamo umilmente la parte che hanno i nostri peccati nei motivi che causarono il divino sdegno. E le nostre deboli suppliche, unite a quelle della Chiesa otterranno grazia per i colpevoli, e per noi che siamo nel numero di essi.

Questo giorno, consacrato alla riparazione della gloria divina, non poteva passare senza la salutare espiazione con la quale il cristiano deve accompagnare l'offerta del suo cuore pentito. Fino alla recente riforma del diritto ecclesiastico, che ne ha data dispensa, l'astinenza dalla carne era obbligatoria a Roma in questo giorno; e quando la Liturgia Romana fu adottata in Francia da Pipino e Carlo Magno, vi fu promulgato lo stesso precetto d'astinenza, mentre era già in uso la grande Litania del 25 Aprile. Il concilio di Aix-la-Chapelle nell'836 vi aggiunse l'obbligo della sospensione delle opere servili, disposizione che troviamo pure nei Capitolari di Carlo il Calvo. In quanto al digiuno propriamente detto, che il tempo pasquale non ammetteva, sembra non essere stato osservato, almeno in modo generale. Amalario, nel IX secolo, attesta che al tempo suo non veniva praticato neppure a Roma.

Durante il corso della Processione si cantano le Litanie dei Santi, seguite dai numerosi versetti ed orazioni che le completano. La Messa della Stazione viene celebrata secondo il rito quaresimale, senza Gloria in excelsis e adoperando il colore viola.

Ci sia qui permesso di protestare contro una gran quantità di cristiani, anche di persone più o meno dedite alla pietà, che non si vedono mai assistere alla Processione di san Marco, né a quelle delle Rogazioni.

Il rilassamento su questo punto è giunto al colmo, soprattutto nelle città. Infatti questi cristiani sono rimasti soddisfatti dell'abolizione dell'astinenza che, prima limitata ad alcune diocesi, ai tempi nostri è stata estesa a tutti i fedeli. Sembrerebbe che questa indulgenza dovesse renderli più zelanti a prender parte all'opera di preghiera, visto che quella della penitenza è stata alleviata dalla dispensa. La presenza del popolo fedele alle Litanie forma una parte essenziale di questo rito riconciliatore; Dio non è tenuto a prendere in considerazione preghiere alle quali non si uniscono quelli che sono chiamati ad offrirle. E questo è uno dei molti punti sui quali una pretesa devozione privata ha gettato nell'illusione molte persone. San Carlo Borromeo, arrivando nella città di Milano, trovò che quel popolo lasciava compiere la Processione del 25 Aprile dal solo clero. Egli s'impose l'obbligo di assistervi in persona; vi andava camminando a piedi nudi; e il popolo, allora, non tardò a seguire le orme del suo pastore.

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NOTE

[1] San Marco riporta nel suo Vangelo i ricordi di san Pietro. Secondo san Papia e sant'Ireneo, l'avrebbe scritto dopo la morte dell'Apostolo. Ai nostri giorni il Padre Lagrange ammette due date possibili per la composizione del Vangelo: o nel 42-43. oppure tra il martirio dei santi Apostoli Pietro e Paolo, nell'anno 70. Dopo avere scritto il Vangelo, Marco si sarebbe recato in Alessandria a predicare la fede.

[2] Nessuno dei Padri ci dice che san Marco fu martirizzato, ma tale è la tradizione della Chiesa e non si può seriamente dubitare che l'Evangelista abbia subito li martirio, anche se gli Atti, che ce ne riportano i dettagli, non sono assolutamente autentici.

martedì 22 aprile 2008

Italia: altra maglia nera: suo il peggiore tunnel d' Europa. Ma questa volta sono triste anche io...


Quarto anno consecutivo, stesso tunnel, stesso stato, stesso risultato. L'italia, specializzata in simili vittorie, anche nella gestione delle gallerie dà il meglio di se. Lo ha scritto l'ANSA
Maglia nera quindi peggior tunnel d'Europa quello di Cernobbio, sul lago di Como, che anche nel 2008 si è distinto per la mancanza di un centro direzionale e della maggior parte dei servizi di sicurezza essenziali.
Un lavoro, un'infrastruttura, per definirla in politichese, che dimostra ampiamente i suoi venticinque anni di vita.
Il tunnel venne concepito per migliorare la viabilità sulla sponda occidentale del lago di Como. Allo stesso tempo, grazie ad esso, Cernobbio sarebbe sta alleggerita dalla grande quantità di traffico da e verso l'alto lago. I cernobbiesi all'inizio ringraziarono: le auto, finalmente non intasavano più le vie del paese. Sarebbero tornati a respirare aria pulita. I lavori ebbero inizio nel 1977, e si conclusero nel 1983. Da Como, in località Tavernola, una breve sopraelevata si fissava alla montagna sopra via Trieste a Cernobbio. A fianco della casa della famiglia Cappelletti e non solo, iniziarono i lavori che portarono alla realizzazione della "galleria di Cernobbio". In paese c'era pure un campeggio,in via Matteotti, che cedette il passo al progresso. Il tunnel avrebbe aperto una nuova era per le grandi opere. Erano i fantastici anni ottanta, soldi a palate e sorrisi per tutti. Vennero in tanti alla cerimonia di inaugurazione-vedi foto- Da Roma venne l'allora Ministro dei lavori pubblici, il socialista Franco Nicolazzi, che tagliò il nastro, affiancato dal sindaco di Cernobbio Enrico Lironi, dal suo omologo comasco Spallino, dal vigile cernobbiese Polacchini, da mio fratello e da uno dei miei migliori amici: Franco Velardita.
E in quell'anno, grazie alla avanzata tecnologia applicata, la galleria risultò premiata alla rassegna "EUROTUNNEL 83" tenutasi a Basilea. Fu un meritato primo premio, sventolato su tutti i giornali. Nel tubo, lungo 2,4 Km, trovavano luogo ben DUE piazzole di sosta per emergenze, segnaletica illuminata, pompe d'acqua ed estintori piazzati a breve distanza fra loro. Pochi mesi dopo, gli estintori, seguendo una consuetudine tipicamente italiana, erano spariti dalle loro sedi naturali. Probabilmente ornarono i garages di molte brave persone. Perché gli incidenti qui succedono sempre agli altri.Stessa sorte per la segnaletica: i cartelli vennero fracassati e le lampade interne distrutte. Ignoti, come sempre gli autori di questi civili gesti. Da allora è cambiato poco. Solo gli autoveicoli si sono differenziati. Sono migliorati tecnologicamente, e sono pure aumentati, creando notevoli difficoltà di circolazione. Ogni tanto succede qualcosa, a volte un incidente. A volte qualcuno si fa male poco. A volte, invece, ci si fa male sul serio. Ricordo di aver percorso, da bambino e assieme a molti miei amici, buona parte di quei quasi due chilometri e mezzo sotto la montagna, prima dell'apertura ufficiale. A piedi, a luci accese, ammirammo stupiti un'opera che allora ci appariva gigantesca. Poi arrivarono i Carabinieri e ci fecero uscire spaventandoci un pochino.
Mi fa male sentir parlar male di Cernobbio, e mi fa male sentir parlare così della "mia" galleria. Perché a Cernobbio sono nato e cresciuto assieme a tantissimi miei amici.

Alitalia: un parere distante, e forse vero.



La radio è sempre un'ottima compagnia. E' più difficile ascoltarla che "farla", ora lo posso dire e scrivere, perché tenendo compagnia alle persone, si presenta come mezzo passivo all'ascolto. Fai le frittelle, leggi il giornale, dai da mangiare al gatto; ed intanto ascolti la radio. E così facendo, qualcosa può anche sfuggirti.
Ascoltandola in auto, quest'oggi, in giro per Como, sono capitato sulle frequenze della rete uno, primo canale della radio Svizzera di lingua italiana. Il programma in onda,dal titolo "dodici dodici", si stava occupando della crisi di Alitalia. Non ho prestato molta attenzione ai contenuti, fino a quando ho sentito evocare dal conduttore il nome di un importante giornalista confederato di nome Sepp Moser, un esperto di aviazione civile, già noto per l'esame delle vicende che quasi dieci anni fa portarono al fallimento di Swissair.Disastro che qualcuno definisce possibilmente simile in divenire a quel che accadrà al vettore italiano. Alle domande sono seguite risposte degne di nota, che meritano di essere qui riportate per l'impressionante quantità di giudizi composti di parole pesanti come macigni. Ecco che cosa ha risposto l'esperto alle domande rivoltegli:

Domanda: Alitalia come Swissair anni fa?

Sepp Moser:
Sì, ci sono alcune analogie. Anche se nel crollo di Swissair hanno avuto un certo ruolo gli attentati dell'11 settembre. Però anche la situazione di Swissair era gravemente compromessa da almeno un anno: era una specie di cadavere ambulante già dall'estate del 2000. E adesso Alitalia si trova in una situazione analoga.

Domanda:
Infatti le casse del vettore italiano sono quasi vuote; 15 giorni fa la liquidità era di 170 milioni di euro….

Sepp Moser:
Ogni compagnia aerea, ogni azienda, ha dei creditori : e se questi creditori cominciano a sentirsi insicuri, temono che le loro fatture non verranno onorate, allora chiederanno di essere pagati. In quel caso i soldi in cassa possono esaurirsi molto rapidamente. Non si può dire abbiamo tot milioni, possiamo continuare ancora per tot giorni: perché è impossibile sapere quando i creditori si spazientiranno e verranno a chiedere la restituzione dei loro soldi. Da lì al crollo è veramente questione di poco tempo.

Domanda:Quanto è probabile il fallimento- grounding- di Alitalia?

Sepp Moser:
Se si applicassero dei criteri prettamente economici, Alitalia sarebbe fallita già tanto tempo fa. L'azienda é profondamente dissestata: non è in grado di reggersi sulle proprie gambe, ha una struttura inefficiente, molto personale in esubero. Il secondo hub a Malpensa non rende, perché l'equipaggio per i voli di lunga distanza deve essere trasportato da Roma. La qualità del servizio è scadente e la flotta aerea é vetusta. Dunque è da anni che la compagnia é in agonia. Se finora non è ancora crollata, è solo perché la politica la sta tenendo a galla. Per questo, è possibile che possa continuare a sopravvivere ancora per un po'. Una sola cosa è certa: non vi possono essere degli aiuti statali, poiché nei paesi dell'unione europea questo è proibito.

Domanda: sarà ancora possibile salvare Alitalia?

Sepp Moser:
Se ci atteniamo ai fatti non ha alcuna chance di essere salvata. Non penso che un'azienda possa avere interesse ad acquistarla perché Alitalia non solo non ha nessun valore ma, se si osservano i suoi bilanci, il suo valore é perfino negativo. Lo stato italiano dovrebbe ancora dare dei soldi a chi rileva la compagnia aerea. E non penso che questo accadrà.

Oggi abbiamo saputo di un potenziale interesse all' acquisto della compagnia italiana da parte di British Airways. Subito però dalla "perfida albione" la secca smentita: "Al momento non c'e' alcuna intenzione di avviare trattative o discussioni con il governo italiano e con Alitalia. Da parte nostra non esiste un focus sulla compagnia italiana". Di Aeroflot non si sa nulla, e AirFrance KLM ha recesso. Come dargli torto? Solo i sindacati e i politici di centro sinistra guardano ad Alitalia come ad un gioiello invidiatoci da tutta la galassia. D'altronde si sa: quelli vivono davvero su un altro pianeta.

martedì 15 aprile 2008

Quando la fantasia supera di gran lunga la realtà



L'incubo è finito. Fatte salve le ultime formalità burocratiche, per le quali un governo resta in carica amministrativamente fino a che il prossimo non si sarà insediato, da oggi, Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa- quello che ci ha spiegato che le tasse sono bellissime e che quelli della mia età sono bamboccioni- Vincenzo Visco,Pierluigi Bersani, Clemente Mastella,Anna Finocchiaro- quanto vale lo abbiamo visto anche al suo paese- Rosy Bindi, Barbara Pollastrini, Antonio Di Pietro e grigia compagnia cantante, da oggi , saranno soltanto un triste ricordo. Ma, si sa, ognuno di noi tende a rimuovere dalla propria vita, gli eventi negativi. Menzione speciale per Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio e Boselli: per la sinistra comunista un risultato storico, nemmeno presenti in parlamento. Falce & martello, da essi agitati, ma poco usati nella vita di tutti i giorni, dopo essere stati condannati dalla storia globale, vanno in soffitta anche qui,con qualche decennio di ritardo. Questo quanto detto da tutti, nelle varie tribune politiche di rito, terminate ieri con parecchio anticipo, a testimonianza della quasi esattezza degli exit poll. Soprattutto quelli di Ipsos. Quelli di consortium un pò meno. Speriamo che non passi inosservato questo fatto. Ne abbiamo sentite di tutti i colori in questa campagna elettorale. Veltroni, esperto noto di cinema, ha spiegato, a più riprese, di rappresentare il nuovo in politica, un nuovo pagato, a cinquantadue anni, circa cinquemila duecento euro al mese, prelevati forzosamente dalle tasche del cittadino contribuente. Una pensione elargita quando l'ex vicepremier, più volte parlamentare ed attuale sindaco di Roma- il nuovo che avanza- di anni ne aveva già quarantacinque. Già, Veltroni. Sembrava provenisse da Marte, e pareva pure paventare un successo conseguito nell'opera di ammodernamento di lassù. E da lassù è venuto fin quaggiù con i suoi volti nuovi- la maggior parte degli attuali esponenti del governo uscente, quelli che ci hanno caricato di tasse -, le sue idee innovative- mille euro al mese ad ogni precario ad esempio- la sua politica avveniristica, che qui, su questo povero pianeta terra, distrutto dai fumi del petrolio, dalla forsennata ricerca del profitto non avevamo visto mai. Era la politica del "si può fare", del "ma anche". Mille euro a tutti? Lavoro per tutti? Si può fare? I cattolici in lista? Si , ma anche gli abortisti e quelli della droga libera. Gli operai? Si ma anche i padroni. La tav? Si ma anche i camion. La Juve? Si ma anche la Roma di Totti e anche L'Inter, che l'amico Moratti tanto bene mi vuole.
Una soluzione per ogni problema, una cuerta par tucc i pignatt, si dice al mio paese. Non poteva funzionare, e non ha funzionato.
Ed il centro destra ha vinto, anzi, ha stra vinto, ha stracciato i suoi avversari. Lo hanno voluto gli italiani, che col voto hanno mandato a casa quelli che in un anno e mezzo hanno aumentato la pressione fiscale di quattro punti, hanno svuotato le carceri, hanno impedito al Papa di Parlare all'università, hanno manifestato contro se stessi contro le basi americane, ci hanno regalato l'euro e l'unione europea ed altre bellezze ancora. I dati sono chiari: centosettantuno senatori al PDL con la Lega Nord, centotrenta all'ex PCI sommato alla sinistra DC. Solo e soltanto Silvio Berlusconi aveva dato numeri simili: da sempre, in campagna elettorale, al Senato, il leadser del popolo delle Libertà aveva assicurato un margine di vantaggio al Senato da parte sua di almeno venti deputati. Si è sbagliato, sono più di trenta. La realtà ha superato di gran lunga la fantasia. Era una priorità cambiare la legge elettorale, perché così avremmo avuto un paese instabile, impossibile da votare. Probabilmente a sinistra, avevano un'idea diversa sul da farsi. Davanti a questi numeri, si può solo pensare, a bocce ferme, che avrebbero voluto una legge in grado di moltiplicare per tre ogni preferenza data a loro. Un'altra menzione a Pier Ferdinando Casini e al suo UDC. Complimenti per il risultato conseguito, il partito dei valori -quali?- che non sono in vendita. Chissà se qualcuno ricorda ancora la sobria soddisfazione espressa da Pierferdy al momento della sua elezione a presidente della camera. Per cinque anni lui e Follini hanno rappresentato un ostacolo a volte invalicabile per la realizzazione del programma dell'allora casa delle libertà. Oggi, anche loro non ci sono più, o meglio, non sono più decisivi per il corso dell'azione di governo. Chissà che faranno per cinque anni fuori dalla stanza dei bottoni. E menzione speciale anche alla Lega e ad Umberto Bossi: la malattia grave lo ha reso più umano, più vicino alla gente. Le sue idee sono ancora fondamentali e fortemente innovative. Stato federale e federalismo fiscale sono carte ottime da calare sul tavolo da gioco. Idee su cui parrebbero d'accordo anche Berlusconi e Fini. Non c'è molto in più da fare nel campo costituzionale: basta ripartire da quanto fatto due legislature fa, bocciato per scelta ideologica, dall'accozzaglia di governo frantumatasi dopo un anno e mezzo di potere. Un occasione storica per Berlusconi Bossi e Fini: finire sui libri di storia per aver cambiato, in meglio questo stato sgangherato, che ancora non è Paese. E senza Casini politici. Per quelli fisici , ahimè, dovremo aspettarci sorprese non piacevoli a venire. Chi non si rassegna alla sconfitta democratica, le tenta tutte per imporsi. Buon lavoro presidente Berlusconi. Non la invidio, come credo non la invidino le persone normali. Governare gli italiani non è impossibile; è inutile. Ma a lei piacciono le imprese impossibili. E questa è la madre di tutte le difficoltà.

lunedì 7 aprile 2008

Basilea è stato bello lo stesso.



Lo ammetto: in fondo, all'impresa, ci ho creduto anche io. La prima della matricole, il mio Bellinzona, contro la regina del campionato svizzero, il Basilea. In palio la coppa Svizzera di calcio, allo stadio St. Jakob, nella città della farmaceutica e di Roger Federer, che si adagia mesta sul fiume Reno e si avvicina alla Germania. Una lunga carovana rosa, perchè rosa è il nuovo colore di battaglia dei granata ahimè,diretta verso il santuario del calcio svizzero, determinata ad incitare i ragazzi come mai accaduto nella storia del club per vincere questo ambitissima coppa, per "portarla a casa" sfatando ogni pronostico sfavorevole, è partita presto dal Ticino, per vivere al meglio una giornata indimenticabile. Eravamo tanto rosa , ma così rosa, che i farmaceutici tifosi avversari - chissà perché i parla mia na parola da taglian quand i vegn chi ma al vaffanculo i la cognosseva ben. Probabilmente il turpiloquio italico è transnazionale- ricordando le loro nobili tradizioni agresti, su uno striscione da loro esposto, ricordavano che i "maialini rosa dovevano rimanere nella stalla e non al St. Jakob park. Vabbè,soprassediamo, prima che gli zelanti steward ci portino via anche da casa. Alla fine abbiamo perso, e lo abbiamo fatto più per ingenuità che per sottomissione. D'altro canto la differenza, in quanto a malizia e forza fisica, fra le due squadre è tanta. Speriamo che questo gap possa esser colmato, che il Basilea vinca il campionato e che il Bellinzona torni in serie A. Che con la vittoria finale dei renani, spalancherebbe loro le porte della coppa UEFA.
E grazie a tutti voi tifosi granata. Una mobilitazione così grande, uno spostamento così titanico dal Ticino in Zukilandia non s'era visto mai. E poi, la neve sul Gottardo, di quà e di là del monte, E poi, la neve sul Gottardo, di quà e di là del monte,
la Zentral Schweiz tutta imbiancata, il bellissimo lago dei quattro cantoni, le cui acque si toccavano con il bassissimo manto nevoso. Insomma ,tutto paradisiaco. E pazienza se non abbiamo vinto. Io vi ringrazio per le forti emozioni vissute ieri pomeriggio insieme.