Ufficialmente manca meno di un mese e mezzo al 25 dicembre, ma lo spettro del Natale incombe già su tutti noi. Almeno in provincia di Como. Gli alberelli di luce sono già stati piazzati all’esterno di alcuni centri commerciali, e nelle via principali di molti paesi fanno capolino le consuete luminarie. Insomma, da almeno 15 giorni, l’armamentario del principe del consumismo è già stato installato, ed è pronto a far fuoco sulle nostre coscienze. Con consueto anticipo, senza farsi notare, a “luci spente”, pronto per azzannare noi poveri consumatori. Già, un mese e mezzo prima, ma già pronto da due settimane almeno. Perché il Natale smania di piombarci addosso? Che si nasconde sotto tanta gioia offerta così presto? Che ci sia una sorpresa sotto tanta gioia in anticipo? Che sia la festa della Nascita di Nostro Signore Gesù Cristo la medicina finale che spazzerà via la cosiddetta crisi di cui tutti parlano?
Lo si dice sottovoce, quasi bisbigliando ma dal Natale dell’anno 2008 molti analisti economici si attendono delle risposte, o forse delle conferme, per confutare previsioni di varia natura sul futuro della nostra società. E sempre bisbigliando, gli esperti si scambiano dati, impressioni e soprattutto preoccupazioni, perché a detta di molti, a dicembre potrebbe aver luogo un “bagno di sangue finanziario”. Potrebbe verificarsi “l’inizio della fine”, con il crollo di un sistema consolidato- quello capitalistico- che rimetterebbe tutto in discussione. Il gigante d’argilla vacilla, e mostra ogni giorno un nuovo cedimento. La partita si giocherà nel campo dei consumi. Se “il popolo” assalterà centri commerciali, negozi, outlet, concessionarie e chi più ne ha più ne metta, spendendo denaro sonante, permettendo quindi alla domanda di ripartire, potremo limitare i malefici della crisi. In caso contrario sarebbero guai seri. Anche in casa nostra. La paura è tanta. Il mostro incombe. Se la crisi finanziaria si trasformerà in economica il rischio di “default” di molte economie sarà reale. Il male sarà entrato nelle nostre tasche. Bucandole. Con buona pace di tutti, anche in provincia di Como. La bolla immobiliare, i fondi subprime, ma soprattutto il denaro preso a prestito per comprare il televisore al plasma, l’ipod o, peggio ancora, per andare in vacanza. Finanziamenti rateizzati per spendere soldi per nulla. Investire nelle vacanze. Che lo fai a fare se non hai un albergo o un’agenzia di viaggi? Spendere soldi che non ci sono. Dilapidare una ricchezza che non c’è. Ecco il leit motiv delle famiglie. Vivere al di sopra delle proprie possibilità. Una condizione che ha regnato e regna in molte case, della quale oggi le persone portano le conseguenze, dovute a scelte dirigenziali sbagliate, che hanno messo in crisi gli istituti bancari di casa nostra, mai come oggi a rischio bancarotta. Soldi rimessi in circolo dalle banche per svuotare i forzieri riempiti col denaro borsistico ricavato dalle operazioni della “new economy” negli anni novanta, quando gli indici telematici Nasdaq e Mibtel –per citarne alcuni- erano maneggiati da tutti. Ricordiamo bene quegli anni: la mattina alle sei, al bar , o dall’edicolante, tutti a discutere di azioni, tutti ad azzardar previsioni . Il sole splendeva ventiquattrore nelle mani di tutti,dal manovale allo spazzino- pardon, operatore ecologico- soppiantando il rosa della gazzetta. Terminati gli effetti della grande sbornia telematica l’imperativo, ieri come oggi, fu “far ripartire i consumi”. Perché dal consumo dipende la vita delle aziende. Via libera quindi ai creativi di finanza artificiale, impegnati a prestare denaro a chiunque ne facesse richiesta, da restituire in comode rate mensili della durata di sette anni. Piccole somme per cambiare l’auto e/o la moto, per andare in vacanza o per comprarsi vestiti. Perché la moda è, oggi più che mai, segno di distinzione sociale. Perché, oggi più che mai, l’imperativo è “apparire”.”L’essere” che cede il passo al “sembrare. Il sistema creditizio americano dell’elargire soldi senza garanzie di pagamento trapiantato anche qui. Un affare rischioso, troppo rischioso, che si è ritorto contro chi l’ha pensato. E che ha messo nei guai le banche, che hanno visto andare in fumo non solo la prospettiva di guadagno degli istituti- mica lavorano per niente- ma anche il rientro delle somme prestate. Perché le persone hanno smesso di pagare la rata. Da qui la reazione. Il passo è breve. Chiusura immediata dei rubinetti, rialzo dei tassi di interesse di prestiti e fidi. Il preambolo del rientro del capitale prestato alle aziende nel più breve tempo possibile. Già, le aziende, in questo modo impossibilitate a far fronte alla RI.BA mensile e alla pressione del fisco. Una crisi annunciata, già dallo scorso mese di giugno, ma nascosta, occultata ovunque per non stravolgere le spese consuete di agosto generando allarmismi, ma che si è sprigionata con tutta la sua virulenza a partire dallo scorso settembre, e mostrandosi in tutta la sua nudità. Crisi nel tessile, nell’artigianato, nel commercio. Ricorso continuo alla cassa integrazione. Perché le persone non consumano più, e se non consumano, le aziende non producono e se le aziende non producono tagliano i costi, soprattutto quelli umani, che nel breve periodo smetteranno di consumare. Scusate il gioco di parole, ma questo è quanto. Che fanno le banche? Quale ruolo giocano in questa crisi? In questo momento stanno alla finestra con le dita incrociate, sperando che i consumi ripartano. Per poter rifiatare ed incassare moneta fresca e sonante e, facciamo un’ipotesi, ricominciare a studiare strumenti finanziari perversi per tornare a fare utili. Ricordano tanto quei giocatori di casinò incalliti che, dopo aver perso un’ingente somma di denaro al tavolo verde, supplicano gli amici di farsi prestare altri soldi. Che pensate ne faranno? Tanti si lanciano a far previsioni, a medio e breve termine. Noi non abbiamo l’ardore di volare così alto. Pensiamo al domani, guardiamo al Natale. All’orizzonte, luminarie anticipate, interruttori pronti ad accenderle, sconti del 30% sull’abbigliamento in alcuni grandi magazzini della città forse trovano una spiegazione in quanto scritto sopra. Incentivarci tutti a spendere subito, per ridare fiato ad un’economia in fortissimo debito d’ossigeno per colpa di banche spericolate ed affamate e cittadini furbi, sempre a pensare che la crisi tocchi al massimo il nostro vicino, di cui è lecito parlar male. Intanto l’ennesimo macigno cade sulla disastrata economia americana. Anche General Motors, fino a qualche anno fa leader indiscusso del mercato mondiale dell’automobile sta morendo. Quasi un milione di posti di lavoro a rischio. Alle nostre latitudini si registra un notevole rallentamento del venduto nelle concessionarie. Nonostante ciò l’amministratore della FIAT Sergio Marchionne ha detto che “La casa del Lingotto sta dimostrando una ''resistenza incredibile'' sul mercato europeo dell'auto, ribadendo inoltre che i risultati sono ''buoni in un mercato non buono. Ma essere riusciti ad aumentare le quote e' un'ottima cosa per la Fiat''. Cosa aspettarci da Torino in un prossimo futuro? Una soluzione per tutti ci sarebbe. Se lo stato riducesse al 30% le proprie pretese fiscali più soldi rimpolperebbero le buste paga dei dipendenti privati ed i bilanci delle aziende. Una strategia rischiosa che affamerebbe di colpo la voracissima macchina pubblica italiana. Con le terribili conseguenze del caso. Che fare, da qui a dicembre? Oremus…
martedì 18 novembre 2008
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