Il maestro unico? C’è. Ritorno al voto decimale? Mai abbandonato. Il voto in condotta? Un cardine della valutazione dello studente. E la civica? Si studia da sempre. E non è tutto. Ciò che in Italia il Decreto legge 1° settembre 2008, n. 137, meglio noto come il famigerato decreto Gelmini, sta provocando , in Svizzera è quotidianità, è assolutamente la pietra angolare su cui poggia il sistema dell’istruzione. Ce lo ha spiegato il “ministro dell’istruzione” ticinese, Gabriele Gendotti, sceso in governo nove anni fa, al posto del defunto Giuseppe Buffi dalla Val Leventina, terra di mezzo e di raccordo tra il nord ed il sud dell’Europa, uomo concreto pragmatico e gentile, come solo chi viene dalla montagna sa essere. L’abbiamo incontrato mercoledì, a Bellinzona, nel suo ufficio , nel palazzo del Governo, mentre a Roma studenti o pseudo tali se le davano di santa ragione, per dire no, a modo loro alla “restaurazione italiana dell’istruzione”. E l’occasione è stata davvero particolare. Non ci sono tornelli a palazzo del Governo, e nonostante le pessime condizioni meteorologiche, le luci nei corridoi vuoti sono spente. Per risparmiare, ci verrà detto, e conoscendo il rigore della tutela della cosa pubblica da parte degli Svizzeri, ci crediamo senza fiatare.
Mostriamo al consigliere la grande cifra, circa 42 miliardi di euro l’anno messi a disposizione dell’istruzione nel nostro Paese. Gli illustriamo anche la percentuale di quella immensa torta destinata al pagamento degli stipendi di insegnanti, bidelli e dirigenti scolastici, il 97 per cento. Gendotti non fa una piega ma, cordialmente ci dice che, una percentuale simile il proprio dipartimento non se la potrebbe proprio permettere. All’incirca, ci spiega, agli stipendi, in Ticino è indirizzato il 66 per cento del budget pro istruzione. Il resto viene ripartito per il miglioramento delle infrastrutture, le attività scolastiche correlate per mettere nelle condizioni migliori lo studente all’interno del percorso formativo. E la scuola Svizzera , secondo rapporti specializzati, ha davvero raggiunto standard di qualità, riconosciuti da tutti, soprattutto dagli esperti dell’Ocse. Da qui iniziamo il nostro colloquio, sottoponendo all’onorevole Gendotti i punti fondamentali, quelli che infiammano oramai da settimane la vita politica italiana. Partiamo dal voto decimale, prima novità di restaurazione scolastica nel Belpaese, ma vincolo consolidato nella realtà elvetica e ticinese. Il ministro ci spiega che loro sono soliti adottare un sistema misto, in cui un giudizio sull’operato dell’allievo viene formulato dai docenti al termine di ogni semestre, accompagnato però da un voto numerico, che rappresenta il metodo unico ed insindacabile di giudizio, da sempre. E così anche per la condotta, importante nella corretta valutazione del ragazzo, fondamentale e formidabile strumento per l’individuazione dei soggetti più turbolenti. A tale proposito, il consigliere ci illustra un progetto speciale, da poco partito in tre istituti del cantone, in cui ad un educatore particolare, vengono affidati i soggetti più turbolenti, inserendoli in speciali “zone cuscinetto”, per correggere i loro atteggiamenti, nell’attesa di re inserirli con la parte sana degli studenti. Chissà come chiamerebbe l’opposizione di casa nostra simili comportamenti. Stalag? Gulag? Campi di correzione? E non finisce qui.
Veniamo a sapere che per affrontare e risolvere il problema del bullismo - più pulsante il sabato e la domenica, quando le scuole sono chiuse, chiosa amaramente Gendotti- è nato in Ticino un gruppo di lavoro presieduto da un magistrato, anche se, pragmaticamente parlando, qui si preferisce appoggiarsi alla famiglia, primo nucleo educativo per i ragazzi. Perché il compito primo della scuola è istruire, comunicare le nozioni, ma anche educare, formare nuovi cittadini, integrando e preparando le future generazioni ad affrontare le sfide nuove della società.
Gendotti ci affascina con la sua naturalezza, con la sua spontaneità, e con il candore con cui ci spiega che la scuola non può permettersi di perdere troppi ragazzi per strada. Perché cadendo nella rete della tossicodipendenza, nella marginalità, aggiungerebbero ulteriori costi economici in sussidi, spese sanitarie aggiuntive, ammortizzatori sociali straordinari che distrarrebbero ineluttabilmente risorse economiche da altri settori fondamentali come la giustizia, la sanità e la sicurezza. Ci accorgiamo, piano piano, che la ministra Gelmini, forse, è fin troppo morbida, rispetto al collega confederato. Ma non è tutto, perché cadiamo inevitabilmente sull’argomento stranieri, che in Svizzera assumono una dimensione numerica sempre più grande. Ci viene spiegato che qui quelli che sono appena arrivati vengono messi in corsi speciali, in cui possono apprendere nel più breve tempo possibile le lingue nazionali e partecipare, ceteris paribus, alle lezioni con i coetanei indigeni. Cogliamo in Ticino un atteggiamento pragmatico, una volontà particolare di affrontare i problemi e di risolverli, sentendo i pareri dell’opinione pubblica, dei docenti e degli studenti, ma lasciando la decisone finale sul da farsi agli organi competenti, in primis il Dipartimento dell’Educazione, della cultura e dello sport diretto da Gabriele Gendotti. Chiediamo lumi sulla figura “nuova” del maestro unico introdotto alle scuole elementari. La risposta che riceviamo è un freddo “si, ce l’abbiamo da sempre, e come da sempre c’è il tempo pieno”, che smonta ogni nostra velleità. E pure nella gestione gli istituti debbono dimostrarsi capaci: con cifre a disposizione mirate, ogni direzione deve amministrare oculatamente le risorse, perché, in caso di segno negativo, il cantone difficilmente ripianerebbe. Federalismo anche qui. E gli studenti che vogliono intraprendere la carriera di docente? Per loro, prima di cimentarsi con gli studi, è pronto un test attitudinale, perché, con le parole del politico ticinese, non è detto che si sia “tagliati” per la professione di docente. Vogliamo parlarne signora Gelmini?
Non abbiamo trovato altre domande per il ministro ticinese Siamo stupiti. Abbiamo ricevuto risposte colme di ovvietà, da parte di chi ce le ha fornite. E’ come chiedere ad un muratore perché costruisce le case dalle fondamenta. Cosa pensi che ti risponda?
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2 commenti:
Ti correggo solo su una cosa.
Lo studio della civica, purtroppo, esiste solo sulla carta da noi... Io ne ho fatta ben poca sia alle medie che al liceo...
Luca
Caro Luca:
io sto alle dichiarazioni ufficiali. A parer mio, se il Ministro Gelmini facesse sue le tesi del consigliere Gendotti e le dicesse in pubblico in Italia, penso finirebbe male. Sulle ipotesi e quant'altro..preferisco non adderntrarmi. Mi limito a riportare una voce ufficiale e a congrontarla con un'latra voce ufficiale.
Ciaooo
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