giovedì 26 febbraio 2009
Uolter adieu!
Un’analisi lucida e fredda, lontana da commenti di parte sulle dimissioni di Walter Veltroni è doverosa. Certo, allo stato attuale delle cose, è tanto facile discuterne e condannarne l’opera tanto quanto sparare sulla Croce Rossa. Più importante è fare un’analisi politica di quel che è stato il partito democratico, della sua genesi, della sua crescita nel tempo. Perché tutti gli eventi hanno un’origine. Correva l’anno 2008, era il mese di gennaio quando il “complicato ed eterogeneo “ governo PRODI due viveva la fase più acuta del proprio “coma vegetativo”. Sostenuto al Senato da una maggioranza risicata, soccorso il più delle volte dai Senatori a vita, l’esecutivo di “centro-sinistra” aveva le ore contate. Mastella e l’UDEUR preparavano l’esecuzione politica che poi, a Palazzo Madama avrebbero eseguito. Intanto i sondaggi tra la gente mostravano il malumore nel Paese verso una coalizione,quella che sosteneva il professore bolognese, che in meno di 24 mesi aveva compiuto più danni di quanto si osasse pensare. Aumento del carico fiscale su chi produce il reddito sbandierato anche via manifesti – memorabili gli inquietanti cartelloni in cui campeggiava lo slogan “anche i ricchi piangano”- dibattiti incredibili ed interminabili sui “DICO” assunti a vero e proprio nodo centrale del programma di governo , l’omofobia, l’ingerenza della Chiesa, l’impedimento al Papa di parlare all’Università “La sapienza”, la base americana di Vicenza Dal Molin, e tanto altro ancora. Una coalizione che aveva vinto, grazie alla vituperata legge elettorale, sul filo di lana a livello normativo, ma non a livello popolare. Troppo sbilanciati a sinistra, a volte ostaggi. Non poteva durare, e non durò. Occorreva voltare pagina. In pieno uragano, appariva Uolter, con l’idea mutuata dall’ America, di importare il partito democratico. Unire la sinistra DC della Margherita e Democratici di Sinistra che un tempo si chiamavano Partito Democratico della Sinistra e prima ancora Partito Comunista Italiano tagliando i ponti con gli estremi, da Rifondazione in giù. Un progetto ambizioso, da riprendere in futuro, ma fuori luogo, oggi come un anno fa. Era partito male Veltroni ed è finito peggio. Si presentava come un alieno, catapultato sulla terra, come se quel che stava accadendo quaggiù non l’avesse mai riguardato. Predicava ricette nuove per trascinare l’Italia fuori dalle secche, approcci politici nuovi, si presentava come il soggetto nuovo, lindo ed estraneo, dimenticando di esser già stato vice premier nel governo Prodi I , deputato, nonché sindaco di Roma famoso per le notti bianche e nulla più. Una soluzione obbligata. Presentandosi al voto in compagnia della sinistra estrema, la vittoria del popolo delle libertà sarebbe stata ancora più ampia. Nello sfacelo, qualcuno a sinistra aveva visto giusto. E’ andata così. Si sarebbero sfaldati nel 2006. Quella risicata vittoria ha solo rimandato la morte di un progetto “contro” e mai “pro”. Tutto bene finché si tratta di combattere contro l’odiato nemico Berlusconi, tutto un guaio quando si deve governare. In prospettiva futura potrà funzionare un “Partito democratico”. Necessario sarà introdurre nuove generazioni, lontane dall’ideologia comunista, depurate dall’ingombrante passato. Sia tra i dirigenti, sia tra l’elettorato. Oggi ciò non è possibile, per quello che è un partito lontano dalle richieste della gente comune. A Roma, dove fusioni bancarie, atti amministrativi contro la tutela della vita- Eluana Englaro ricorda- hanno destato più interesse, come a Cernobbio, dove nella vicenda che vede il Sindaco Saladini imputato per aver liberato i cittadini dalla vessazione di un consorzio, ancora stanno dalla parte della norma. E contro il cittadino. Coraggio Walter, c’è sempre un’Africa che ti aspetta.
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